Con Zuhal Tekiner, sindaca di Silvan

Il sindaco di Silvan, una cittadina agricola sulla strada che da Diyarbakir porta verso Oriente, percorrendo l’antica via della seta, è una signora minuta dall’aria stanca e apprensiva. Anche se in ogni comune del Kurdistan vengono eletti un sindaco e una sindaca lei è rimasta sola: la sindaca precedente è da alcuni mesi in un carcere Turco mentre il suo co-sindaco è da tempo in ospedale. E’ passato poco più di un mese da quando, dopo 12 giorni di assedio, i carri armati e i blindati della polizia e delle forze di sicurezza turche hanno fatto irruzione nella città vecchia, provocando la morte di 15 cittadini e danni paragonabili a quelli di un bombardamento. Il suo racconto

“Bisogna sapere cosa è un coprifuoco. Durante un coprifuoco non si può uscire da casa, non ci si può muovere per nessuna ragione. Il coprifuoco a Silvan è stato dichiarato 6 volte. L’ultima volta è durato 12 giorni. Questa volta la potenza di fuoco è stata enorme, colpi di artiglieria e pallottole dovunque; così sono morti 15 nostri concittadini che cercavano di scappare dalle case crivellate dai colpi e sono morti davanti alle loro abitazioni. Il pericolo era dovunque dentro le case e fuori dalle case. Incredibilmente il governo afferma che il coprifuoco era stato dichiarato per proteggere la popolazione. Durante il coprifuoco noi stavamo qui nel municipio, disperati di non poter fare nulla. Alla fine abbiamo fatto il conto delle perdite: 15 morti e 20 feriti. Ma tra le perdite bisogna contare quasi tutti gli animali che vivevano nel quartiere e che sono stati colpiti dalle pallottole come gli esseri umani.”

Basta fare un giro nel quatiere vecchio di Silvan per capire che le parole di Zuhal Tekiner non sono un esagerazione, anzi considerando il livello di distruzione e il numero delle case crivellate dai colpi delle armi da fuoco sembra incredibile che molti siano riusciti a salvarsi. Nonostante tutto la ricostruzione è già iniziata il municipio sta riparando le case che possono essere salvate e ha trovato delle sistemazioni provvisorie per gli abitanti delle case che dovranno essere abbattute.

Zuhal Tekiner riceve le visite dei concittadini in una grande sala con un balcone che guarda su una fertile vallata e sulle case distrutte del quartiere antico. Poi, accompagnata dai vigili municipali e da un centinaio di concittadini, uomini e donne di tutte le età, si mette alla testa di una manifestazione non autorizzata che raggiunge gli uffici del partito filo-curdo HDP dove legge una dichiarazione di sostegno alle città curde ancora sotto coprifuoco. Si teme la carica della polizia ma, quando arrivano le prime camionette e i mezzi blindati, la manifestazione è quasi finita. Il sindaco può tornare nel suo ufficio dove continuerà a lavorare per cercare di risolvere, almeno in parte, i problemi della sua città e dei suoi concittadini.

Noi possiamo tornare a Diyarbakir. Ad un certo punto, al bordo della moderna strada a 4 corsie, si apre un cratere; proprio qui, solo 24 ore prima, i guerriglieri curdi del Pkk hanno fatto esplodere una bomba che ha ucciso 2 militari turchi.

Dopo più di 40 anni la guerra continua a mietere vittime sulle tondeggianti colline del Kurdistan.

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