Intesa telefonica tra Obama e Erdogan

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Gli attentati dell’ISIS a Istanbul e del Pkk nel sud est della Turchia condizionano gli equilibri politici e diplomatici tra i 2 paesi.

Dopo mesi di rapporti non certo idilliaci tra Obama e il presidente turco Tayyip Erdogan, i due leader si sono parlati a lungo al telefono nella serata del 19 gennaio. Un avvicinamento che è stato reso possibile anche da alcuni eventi che hanno caratterizzato i primi giorni del 2016. Da una parte l’attentato dell’Isis a Istanbul ha sancito in modo inequivocabile la rottura tra l’organizzazione terroristica, autoproclamatasi Stato islamico, e il governo turco, dall’altra l’intensificarsi nel Kurdistan turco di attentati del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan), che hanno provocato anche la morte di alcuni civili, consente ad Obama di continuare ad indicare l’organizzazione militare curda tra i gruppi terroristici che operano nella regione. Poco importa, da un punto di vista geopolitico, se gli attacchi del Pkk sono stati provocati anche dalla durissima repressione militare operata dall’esercito e dalle forze di sicurezza turche nel sud est del paese. Da alcuni mesi numerose città, controllate dai movimenti politici curdi che lottano per l’autonomia della regione, sono sottoposti al coprifuoco. I quartieri dove i militanti curdi vivono insieme alla popolazione civile vengono regolarmente attaccati, con una potenza di fuoco che ricorda più una guerra convenzionale che un’operazione di polizia. Secondo fonti del governo turco dal 15 dicembre sono stati eliminati 115 combattenti curdi di cui 98 nelle città di Cizre e Silopi, sottoposte al coprifuoco 24 ore su 24. Secondo le organizzazioni per i diritti umani curde i morti sono in gran parte civili disarmati o militanti curdi non affiliati al Pkk.

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