La battaglia di Silvan

Nel sudest della Turchia si continua a combattere  e morire, secondo  fonti dell’esercito turco nella città di Cizre, nell’ultima settimana, sarebbero stati uccisi 127 militanti curdi. I portavoce del partito filo curdo Hdp e i sindaci delle città del Kurdistan ribattono che le vittime degli scontri sono in gran parte vecchi, donne e bambini non combattenti.

Per capire cosa avvenga veramente nelle città e nei quartieri curdi sottoposti al coprifuoco dall’esercito e dalle forze speciali turche, il 16 dicembre ci eravamo recati a Silvan, una cittadina del distretto di Diyarbakir, dove lo scorso novembre il coprifuoco si era concluso con un assalto dell’esercito turco, che ha provocato  la morte di 15 persone e decine di feriti.

L’uomo che ha parlato ai microfoni di rainews24 è chiaramente un combattente ma, ricostruendo gli eventi afferma che gli scontri hanno provocato la morte di numerosi civili. Da quello che abbiamo potuto vedere con i nostri occhi il livello di distruzione è tale che sarebbe stato praticamente impossibile evitare di coinvolgere la popolazione civile.

Con Zuhal Tekiner, sindaca di Silvan

Il sindaco di Silvan, una cittadina agricola sulla strada che da Diyarbakir porta verso Oriente, percorrendo l’antica via della seta, è una signora minuta dall’aria stanca e apprensiva. Anche se in ogni comune del Kurdistan vengono eletti un sindaco e una sindaca lei è rimasta sola: la sindaca precedente è da alcuni mesi in un carcere Turco mentre il suo co-sindaco è da tempo in ospedale. E’ passato poco più di un mese da quando, dopo 12 giorni di assedio, i carri armati e i blindati della polizia e delle forze di sicurezza turche hanno fatto irruzione nella città vecchia, provocando la morte di 15 cittadini e danni paragonabili a quelli di un bombardamento. Il suo racconto

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Una tazza di caffé con le giornaliste di Jinha Haber

CANOZERPer trovare la sede dell’agenzia di stampa JinHa bisogna salire all’ultimo piano di uno degli edifici più alti di Diyarbakir. Jin in curdo vuol dire donna e qui lavorano solo donne. Le giornaliste sono una decina nella “capitale” e 5 o 6 dislocate in altre città del Kurdstan. Le notizie scritte in curdo, turco e inglese non raccontano solo la lotta quotidiana delle donne e degli uomini curdi in Turchia, Rojava (Siria), Iraq e Iran ma anche le storie di violenza contro le donne che arrivano da tutto il mondo. Qualche volta si trovano anche notizie positive, che raccontano i risultati ottenuti dalle donne nei campi del rispetto dei diritti umani e dell’uguaglianza. Continua a leggere

Un sindaco e una sindaca in ogni città del Kurdistan

Eine Guppe aus drei PKK Kmpferinnen stellt sich im Nordirak den ISIS-Truppen in den Weg - hier Kmpferin Roza / September 2015*** Fighter Roza of the all-female PKK fighting unit that combats ISIS' ethnic cleansing of Yazidis in Mount Sinjar, northern Iraq, September 2015 *** PKK, le forze femminili in Iraq Holdaway Owen action press *** Local Caption *** 20545457

Roza, soldato dell’unità militare esclusivamente femminile del PKK che combatte contro l’Isis a Mount Sinjar, Nord Iraq, foto scattata nel Settembre 2015

Oggi ho intervistato i sindaci della città di Diyarbakir, un uomo ed una donna che insieme governano una città di quasi 2 milioni di abitanti, con il più moderno aeroporto della Turchia (e’ stato aperto da poche settimane) ma senza un singolo turista (sono tutti scomparsi dopo la rottura del processo di pace con il governo turco, subito dopo le elezioni del giugno 2015). In tutte le città curde dalla più grande alla più piccola sono stati eletti 2 sindaci: un uomo ed una donna. L’uguaglianza di genere, la democrazia diretta e l’ecologia sono le loro parole d’ordine. Tutto ciò ha l’apparenza di un mondo fantastico che tutti i giorni si confronta con un mondo reale costantemente sotto assedio: Sur, la città vecchia patrimonio culturale dell’umanità, chiusa e controllata da varie fazioni armate; i ristoranti per turisti illuminati e completamente vuoti nelle precoci serate invernali; i tassisti abituati a scansare le barricate e posti blocco come i tassisti romani scansano il traffico e le auto parcheggiate in seconda fila.  Continua a leggere

Tensione a Dyarbakir nel giorno dei funerali



Nella giornata in cui a Diyarbakir si celebrano i funerali dei due giovani curdi uccisi nel corso degli scontri che hanno sconvolto, per tutta la giornata di lunedì, la capitale simbolica del Kurdistan, continuano le operazioni militari in numerosi distretti curdi che sono stati sottoposti al coprifuoco dalle forze di sicurezza turche. In particolare secondo notizie apprese dall’agenzia di stampa delle donne curde “Jin news agency” due ragazzi di 12 e 15 anni sarebbero stati colpiti alla testa e feriti dai colpi sparati da alcuni cecchini nella provincia di Sirnak. Il coprifuoco continua anche nelle province di Mardin e Dargecit.

La cerimonia di saluto per Serdil Gengiz e Siyar Salman, morti negli scontri di ieri, si è svolta in un clima di forte tensione e apprensione, sotto il monumento che celebra l’approvazione, da parte delle Nazioni Unite, della dichiarazione dei diritti universali dell’uomo.

Scontri a Diyarbakir

Giornata di scontri a Diyarbakir tra manifestanti curdi e le forze di polizia turche. La popolazione curda della città è scesa in piazza per chiedere la fine del blocco e del coprifuoco dell’intera città vecchia, il quartiere di Sur, dove il 28 novembre è stato ucciso l’avvocato per i diritti umani Tahir Elcin. Uno sciopero generale e la serrata di tutti i negozi ha marcato una giornata caratterizzata da scontri diffusi e ripetuti che si sono andati allargando a tutti i quartieri di quella che i curdi considerano la loro capitale simbolica. Secondo fonti locali due curdi di 18 e 21 anni sarebbero stati uccisi dalla polizia durante gli scontri. Numerosi i feriti.

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12 dicembre Diyarbakir

Intervista a Harun Ercan, responsabile delle relazioni internazionali per la città di Diarbakir.

Abbiamo incontrato Harun Ercan sotto le mura nere di Suruc il quartiere più antico di Diarbakir, che sopravvive da settimane sotto il coprifuoco. Ieri alcuni abitanti hanno potuto lasciare le proprie case e uscire dal quartiere dove dopo l’omicidio dell’avvocato curdo Tahir Elcin continuano gli scontri tra le forze di sicurezza turche e militanti delle organizzazioni curde.

Ancora questa mattina, camminando lungo le mura circolari di Suruc, si potevano sentire gli echi delle sparatorie che proseguono all’interno.

Gli scontri hanno arrecato danni anche al importante patrimonio storico di questa antica città.

In particolare la moschea Kursunlu ha subito gravi danni a causa di un incendio che non è stato possibile spegnere immediatamente a causa degli scontri.

Harun Ercan, a pochi metri da noi si trova una delle porte di Suruc, l’antica città di Amida, oltre i controlli di polizia possono passare solo i residenti del quartiere. Cosa succede dietro queste mura nere?

H.E.: Questa è l’entrata dell’antica città di Diyarbakir, la capitale simbolica dei curdi, di tutti i curdi del medioriente. Il coprifuoco dura da circa 10 giorni, all’interno i giovani curdi resistono alla polizia turca che cerca di catturarli e arrestarli; non vogliono andare in galera anche perché rischiano di restarci per decine di anni. Ovviamente non si tratta di qualcosa che avviene solo a Suruc, cioè nella zona dietro le mura, ma è una cosa comune in tutta la zona curda della Turchia. Questa è la conseguenza della fine dei negoziati tra lo stato turco ed il movimento di liberazione curdo, specialmente dopo le elezioni politiche di giugno in cui la coalizione curda e la sinistra avevano ottenuto una grande vittoria, riuscendo ad eleggere 80 deputati al parlamento turco. A quel punto lo stato turco ha interrotto i negoziati ed ha iniziato gli attacchi contro la gioventù curda e le donne curde. Gli scontri stanno ancora continuando ma noi speriamo che a breve la pace possa prevalere.

Diyarbakir (Brian Dell Bdell555/Wikipedia)

Diyarbakir (Brian Dell Bdell555/Wikipedia)

Rojava. L’Isis risponde all’avanzata delle milizie curde con 3 autobombe

 

Siria, Forze democratiche siriane riprendono controllo di base al-Melabiyyah da Isis

Almeno 50 persone sono state uccise e 80 ferite nel corso di un triplice attentato con autobombe nella regione siriana di Hasaka sotto il controllo delle milizie curde Ypg che combattono nel Rojava contro l’Isis.

Negli ultimi giorni i curdi erano riusciti a strappare nuovi territori all’Isis ed avevano riconquistato la città di Houl. Gli attentati di oggi hanno colpito un ospedale, un mercato e una zona residenziale nella città di Tel Tamer.

Gli attacchi sono stati rivendicati dall’agenzia Amaq news che appoggia l’Isis e rivendica la distruzione di basi curde a Tel Tamer con l’utilizzo di 3 attentatori suicidi.